COME NASCE TRANSAFRICA?
Nei primi anni Settanta, quando ottenni la maturità, il viaggio classico per la nostra generazione, diciamo post-hippie, era l’India.
Prima della maturità chiesi un biglietto per l’India, ma appena prima di partire feci un incidente: distrussi la fiancata dell’auto di mia mamma e i soldi per il biglietto dell’India finirono invece dal carrozziere.
L’altra meta possibile e di moda per la mia generazione era il Marocco, una meta più vicina, dove potevo andare anche con i pochissimi soldi che mi erano rimasti, in autostop.
Con il viaggio in Marocco scoprii però il Sud, il Sahara, la parte più settentrionale del più grande deserto del mondo. La cosa mi attrasse, mi incuriosì, mi motivò e mi organizzai per poter attraversare il deserto da nord a sud e, di conseguenza, arrivare in Africa nera, scoprire le sue misteriose tradizioni, le sue maschere sacre, le foreste, i luoghi per gli iniziati.
L’Africa nera, oltre il Sahara, divenne così la mia passione.
Per continuare i miei viaggi in Africa nera mi inventai quelle che furono le prime mostre, la prima mostra di arte etnica in Italia, e inventai avventurosi commerci di vecchi camion attraverso il Sahara.
Un giorno alcuni amici mi chiesero, visto che conoscevo il Burkina Faso, di organizzare per loro un viaggio nell’Alto Volta, che era il nome dell’attuale Burkina Faso all’epoca. Lo feci, organizzai questo viaggio con successo: il viaggio andò bene e mi ritrovai, senza averlo voluto, a diventare organizzatore di viaggi, un po’ per caso, un po’ forse per destino.
Questo ruolo di creatore di viaggi in Africa occidentale divenne il mio mestiere e il Sahara la mia passione. Da una passione divenne una professione, che ancora oggi esercito con piacere.
Foto di Alberto nel '95 in Ghana
Perché il coccodrillo è il simbolo di Transafrica
Il coccodrillo è il simbolo di Transafrica perché rappresenta le radici più antiche delle culture africane.
Nelle savane e nelle foreste dell’Africa occidentale, per molte etnie, il coccodrillo è un animale sacro, portatore di un significato profondo e duale: feroce per chi non conosce o per i nemici, ma protettore, portatore di ricchezza, fertilità e raccolti per chi è iniziato alla sua conoscenza.
Il coccodrillo è intimamente legato all’acqua, elemento centrale nella visione del mondo africana. Nelle savane o nelle foreste allagate, l’acqua immobile diventa uno specchio che riflette il cielo, una soglia simbolica tra il mondo materiale e il mondo spirituale. In questo passaggio, il coccodrillo è considerato il signore delle acque, colui che custodisce il confine tra i mondi.
L’acqua è vita. Le piogge scandiscono i cicli agricoli e, dopo il lungo periodo della stagione secca, portano la rinascita: fanno tornare verdi le savane, fanno crescere i campi e rendono possibile il raccolto. Per questo, nelle tradizioni dell’Africa occidentale, l’acqua rappresenta il ritorno alla vita, e il coccodrillo ne è il custode e il simbolo.
Questo significato profondo è alla base dell’identità di Transafrica: un viaggio che nasce dal rispetto per le tradizioni africane, dalla conoscenza dei loro simboli e dalla consapevolezza che l’Africa non è solo una destinazione, ma un mondo da comprendere.
L’alleanza tra l’uomo e il coccodrillo
Il mio primo incontro con il coccodrillo avvenne molti anni fa nelle savane del nord del Burkina Faso, al confine con il Mali. Mi trovavo in un villaggio mentre cercavo antichi graffiti rupestri, quando notai un coccodrillo immobile in un piccolo lago al centro dell’abitato, nato nel tempo dall’estrazione dell’argilla per costruire le case.
Poco dopo arrivò un pastore Peul con il suo gregge. Capre e pecore si avvicinarono all’acqua senza alcun timore, una capra arrivò a pochissima distanza dal coccodrillo, ma non accadde nulla. Nessuna aggressività, nessuna paura.
Mi venne spiegato che il fondatore del villaggio era stato un cacciatore, figura dotata di una grande forza spirituale nelle culture africane.
Secondo la tradizione, questo cacciatore, perso nella savana e ormai morente di sete, fu salvato da un coccodrillo, che lo guidò fino a un punto d’acqua. Da quel momento nacque un’alleanza sacra: il coccodrillo divenne protettore del villaggio e degli uomini, e in cambio venne venerato come animale sacro.
Da allora, i coccodrilli vivono accanto agli abitanti, non attaccano animali domestici né persone, e rappresentano un simbolo di protezione, equilibrio e rispetto reciproco. Un legame che racconta il modo in cui, in Africa occidentale, il rapporto tra uomo e natura è basato sulla conoscenza e non sulla paura.
I villaggi dei coccodrilli sacri
In diversi villaggi dell’Africa occidentale, il coccodrillo è ancora oggi considerato una protezione spirituale. Ho visto donne raccogliere acqua a pochi metri dai coccodrilli, bambini muoversi liberamente, animali domestici avvicinarsi alle rive dei laghetti, senza che si siano mai verificati incidenti, da secoli.
In questi luoghi, il vero pericolo non sono i coccodrilli, ma chi potrebbe minacciare l’equilibrio del villaggio. Il coccodrillo è considerato il suo guardiano: durante le antiche guerre tribali, si racconta che la sua presenza fosse interpretata come un segnale di pericolo imminente.
Questo culto affonda le sue radici in tempi remotissimi. Nell’antico Egitto, il dio Sobek, raffigurato con testa di coccodrillo, era legato alle acque del Nilo e alla fertilità delle terre. Ancora oggi, il culto del coccodrillo è vivo anche nelle foreste alluvionali della costa occidentale del Ghana, dove rituali tradizionali testimoniano un rapporto millenario tra l’uomo, l’acqua e questo animale sacro.
Per Transafrica, il coccodrillo rappresenta tutto questo: protezione, conoscenza, continuità e rispetto delle tradizioni africane. È il simbolo di un viaggio che non si limita a attraversare territori, ma che entra in relazione profonda con le culture che li abitano.